
«È stato il solito?»
«Sissignore.»
«Un colpo di pistola e via?»
«Sissignore.»
«Oggi è il 6 ottobre, no? Questa pirsona travaglia seguendo una scadenza settimanale e sempre nella nottata compresa tra la domenica e il lunedì» commentò il commissario trasendo nel suo ufficio.
Fazio s’assittò in una delle due seggie davanti alla scrivania.
«Il cane aveva un padrone?»
«Sissi, un pensionato, Carlo Contino, un ex impiegato del municipio. Ha una casuzza in campagna con l’orto e qualche armalo. Una decina di galline, qualche coniglio. Lui stava dormendo, è stato arrisbigliato dal colpo di pistola. Allora si è armato e…»
«Di cosa?»
«Un fucile da caccia. Ha il porto d’armi. Ha visto subito il cane morto e un attimo dopo ha sentito il rumore di una macchina che partiva.»
«Ha capito che ora era?»
«Sissi, ha taliato il ralogio. Era la mezzanotte e trintacinque. Mi ha contato che ha passato il resto della nottata a chiàngiri. Ci era assà aftezzionato, al cane. Poi, quando si è fatto giorno, è venuto qua. E io sono andato con lui a vedere.»
«Ha qualche idea?»
«Nessuna. Dice che non riesce a capacitarsi perchè gli hanno ammazzato il cane. Lui sostiene di non avere nemici e di non avere mai fatto torto a nisciuno.»
«La casa di questo Contino è nei paraggi dell’allevamento della volta passata?»
«Nonsi, e esattamente dalla parte opposta.»
«E rispetto al ristorante?»
«Macari lontano dal ristorante è.»
«Hai ritrovato il bossolo?»
«Sissignore, eccolo qua.»
Era identico agli altri due.
«A trovare il biglietto invece stavolta ci ho messo tanticchia più tempo. Il venticello di stanotte l’aveva portato lontano.»
