«Sei andato a tare la spesa?»

«Nonsi, dottore. Un pollo ci portai. A mia non mi piace. Se lo mangiasse lei, io la simana passata mi sono già sbafato il muletto.»

«Spiegati meglio.»

«Dottore, il pollo che ho qua dintra è stato sparato. In testa, come il pisci dell’altro lunedì.»

«Dov’è successo?»

«Nell’allevamento di Masino Contrera, in campagna, verso Montereale, a una mezzorata di machina da qui. Però è un posto solitario. Ecco il bossolo.»

Montalbano raprì il cascione, recuperò l’altro bossolo, li confrontò. Erano identici.

«E macari stavolta ha lasciato un pizzino» ripigliò Fazio cavandolo dalla sacchetta e pruiendolo al commissario.

Era scritto su un pezzo di carta a quadretti con la biro, i caratteri erano a stampatello.


CONTINUO A CONTRARMI


«Che viene a significare?» si spiò Montalbano.

«Posso permettermi?»

«Certo.»

«Io ho pensato che forse questo signore ha sbagliato a scrivere» fece Fazio.

«Ah, sì?»

«Sissi, dottore. Forse voleva scrivere: “Continuo a contrariarmi”. Forse questa pirsona è contrariata per qualche ragione, che ne saccio, le tasse, la mogliere che gli mette le corna, un figlio drogato, cose accussì. E allora piglia e si sfoga.»

«Sparando ai pesci e ai polli? No, Fazio, qua c’è scritto proprio “contrarmi”. Da questo pizzino possiamo però intuire il contenuto del primo, quello che non hai potuto leggere perché si era vagnato. Qua dice: “continuo”.»

«E allora?»

«Vuol dire che nel primo pizzino c’era scritto: comincio, inizio, principio, un verbo di questo tipo. “Comincio a contrarmi” o qualcosa di simile.»

«E che viene a dire?»

«Boh.»

«Che facciamo, dottore?» spiò tanticchia squieto Fazio.



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