
Ma dimentichiamo per il momento l’evidente follia dei suoi straordinari occhi che lampeggiano dalle vetrine dei negozi di dischi, o la sua voce potente che canta nomi segreti e storie molto più antiche di noi. Perché fa tutto ciò? Che cosa ci dicono le sue canzoni? È scritto chiaramente nel suo libro. Ci ha dato non soltanto un catechismo, ma una bibbia.
E proprio in tempi biblici veniamo condotti a conoscere i nostri progenitori, Enkil e Akasha, sovrani della valle del Nilo prima che venisse chiamata Egitto. Dimenticate quell’assurda storia di come, sulla faccia della terra, apparvero i primi bevitori di sangue; ha appena un po’ di senso in più della storia circa il modo in cui la vita prese a esistere su questo pianeta, o in cui i feti umani si svilupparono da cellule microscopiche nel grembo di madri mortali. La verità è che discendiamo da quella coppia venerabile e, ci piaccia o no, c’è motivo di credere che il generatore primordiale di tutti i nostri poteri deliziosi e indispensabili risieda nell’uno o nell’altro dei loro corpi antichissimi. Che cosa significa? Per dirla in parole povere, se Enkil e Akasha dovessero entrare in una fornace tenendosi per mano, bruceremmo con loro. Schiacciateli e riduceteli in polvere scintillante, e noi verremo annientati.
Ah, ma c’è una speranza. Loro due non si sono mossi da più di cinque secoli! Sì, è esatto. A parte il fatto che Lestat sostiene di averli destati entrambi suonando un violino ai piedi del loro sacrario. Ma se respingiamo la favola stravagante secondo la quale Akasha l’avrebbe preso tra le braccia e l’avrebbe fatto partecipe del suo sangue primordiale, restiamo con la versione più verosimile, corroborata dalle antiche storie, secondo la quale i due non hanno più battuto ciglio da prima della caduta dell’Impero Romano. Per tutto questo tempo sono stati custoditi in una cripta privata da Marius, un antico vampiro romano, il quale sa certamente cos’è meglio per tutti noi. E fu lui a raccomandare al vampiro Lestat di non rivelare mai il segreto.
