
«Da dove vieni, straniero?» chiese educatamente il giovane. Non aveva più di vent’anni quand’era morto, e questo non più di un decennio prima. Si dipingeva gli occhi, si truccava le labbra e si striava i capelli di colori barbari, come se i doni sovrannaturali non fossero sufficienti. Appariva stravagante e diverso da ciò che era, un revenant scarno e poderoso che, con un po’ di fortuna, avrebbe potuto sopravvivere ai millenni.
Che cosa gli avevano promesso con il loro gergo moderno? Che avrebbe conosciuto il Bardo, il Piano Astrale, i reami eterici, la musica delle sfere, il suono dell’applauso d’una mano sola?
Il giovane parlò di nuovo. «Qual è la tua posizione sulla vicenda del vampiro Lestat e sulla Dichiarazione?»
«Perdonami. Devo andare.»
«Ma saprai senza dubbio cos’ha fatto Lestat», insistette il giovane, insinuandosi tra lui e la porta. E questo non era un gesto educato.
L’uomo studiò più attentamente il giovane. Doveva fare qualcosa che li sconvolgesse per fare in modo che ne parlassero per secoli? Non seppe reprimere un sorriso. Ma no, molto presto vi sarebbe stata eccitazione a sufficienza, grazie al suo amato Lestat.
«Permettimi di darti un piccolo consiglio», disse con voce calma al giovane che l’aveva interrogato. «Non potete annientare il vampiro Lestat: nessuno può farlo. Ma sinceramente, non so dirti perché sia così.»
Il giovane sembrò colto di sorpresa e un po’ irritato.
«Ma lascia che ora ti faccia una domanda», continuò l’altro. «Perché questa ossessione per il vampiro Lestat? E il contenuto delle sue rivelazioni? Voi novellini non desiderate cercare Marius, il custode di Coloro-che-devono-essere-conservati? Non volete vedere con i vostri occhi la Madre e il Padre?»
Il giovane apparve dapprima confuso e quindi sprezzante.
