Sì: ma dov’era, esattamente? «Gabrielle», sussurrò. Chiuse gli occhi. Ascoltò. Dapprima gli giunse il rombo sconfinato di migliaia di voci, e le immagini si affollarono. L’intero mondo minacciava di schiudersi e di inghiottirlo con le sue lamentazioni incessanti. Gabrielle. Il clamore tonante si spense lentamente. L’uomo captò un lampo di sofferenza in un mortale che gli passava accanto. E in un edificio sulla collina, una donna morente sognava l’infanzia mentre stava seduta, apatica, alla finestra. Poi, nel silenzio fioco e costante, l’uomo vide ciò che desiderava vedere: Gabrielle che s’era fermata di colpo. Aveva udito la sua voce. Sapeva d’essere osservata. Era alta e bionda, con i capelli raccolti in un’unica treccia sulla schiena, e stava in una delle vie pulite e deserte della città bassa, non lontano da lui. Indossava giacca e pantaloni kaki e un logoro maglione color bruciato. E un cappello non dissimile dal suo, che le copriva gli occhi e lasciava visibile solo una parte del viso al di sopra del colletto rialzato. In quel momento Gabrielle chiuse la propria mente, circondandosi con molta efficienza d’una barriera invisibile. L’immagine svanì.

Sì, è qui in attesa del figlio, Lestat. Non aveva mai temuto per lei… creatura fredda che non aveva paura per sé, ma solo per Lestat. Bene. Era soddisfatto. Anche Lestat lo sarebbe stato.

Ma l’altro? Louis il gentile, con i capelli neri e gli occhi verdi, i passi dal suono noncurante, che fischiettava sommessamente nelle strade buie in modo che i mortali lo sentissero avvicinarsi. Louis, dove sei?

Quasi immediatamente vide Louis entrare in un salotto vuoto. Aveva appena salito le scale della cantina dove aveva dormito durante il giorno in una cripta.



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