
Alla fine se ne distaccò, e tornò a guardare quel mondo puro, inconscio e incidentalmente bellissimo.
Sì, era tutto lì.
Era bello, trovarsi in quelle stanze calde. Non c’era nulla che non andasse nei mobili di pelle morbida sparsi sulla moquette color vino. Il camino era pieno di legna. Le pareti erano ricoperte da librerie. E c’era il grande banco delle apparecchiature elettroniche dove poteva inserire la registrazione di Lestat. Era ciò che desiderava fare: sedere accanto al fuoco e guardare i video rock in sequenza. L’arte con cui erano stati realizzati l’affascinava non meno delle canzoni, il miscuglio di vecchio e di nuovo… e il modo in cui Lestat s’era servito delle distorsioni dei media per camuffarsi perfettamente da mortale cantante rock che aspira a sembrare un dio.
Si tolse il lungo mantello grigio e lo buttò sulla poltrona. Perché l’intera faccenda gli dava un piacere così inaspettato? Tutti noi aspiriamo a bestemmiare, ad agitare i pugni contro il volto degli dèi? Forse è vero. Secoli prima, in quella che veniva chiamata «l’antica Roma», anche lui, giovane beneducato, aveva sempre riso delle buffonate dei bambini cattivi.
Sapeva che doveva andare nel sacrario prima di ogni altra cosa. Almeno per un attimo, per assicurarsi che tutto fosse come doveva essere. Per controllare la televisione, la temperatura, tutti i complessi sistemi elettrici, per mettere nel braciere altro carbone e altro incenso. Era facile mantenere un paradiso tutto per loro, adesso che era possibile far ricorso a livide luci che donavano il nutrimento del sole ad alberi e fiori che non avevano mai visto la luce naturale del cielo. Ma l’incenso… quello doveva essere fatto a mano, come sempre. E non accadeva mai che lo spargesse sulle braci senza pensare alla prima volta in cui aveva compiuto il gesto.
Era venuto il momento di prendere un panno morbido e, con rispettosa cura, togliere la polvere dai progenitori… dai loro corpi rigidi e inflessibili, dalle labbra e dagli occhi, gli occhi freddi che non battevano mai. Era passato un mese intero. Gli sembrava una vergogna.
