E la voce di Lestat echeggiava possente tra i muri marmorei e i soffitti a volta.

Uccideteci, miei fratelli e sorelle, La guerra è incominciata. Comprendete che cosa vedete Quando vedete me.

Trasse un respiro lento e profondo. Non c’era altro suono oltre a quello della musica, che ora si dissolveva per lasciare il posto allo scialbo chiacchiericcio dei mortali. E lì non c’erano estranei. No, se ne sarebbe accorto. Non c’era nessuno nel suo covo. L’istinto glielo confermava con certezza.

Una fìtta dolorosa gli trapassò il petto. Una vampata di caldo gli salì al volto. Straordinario.

Attraversò le anticamere di marmo e si fermò sulla soglia dell’alcova. Stava pregando? Oppure sognava? Sapeva che cosa avrebbe veduto tra poco… Coloro-che-devono-essere-conservati. Li avrebbe visti come erano da sempre. E ci sarebbe stata una spiegazione semplice per le porte, un corto circuito o una valvola saltata.

Eppure non provava paura, ma solo l’emozione che prova il giovane mistico sull’orlo di una visione, in procinto di vedere finalmente il dio vivente o di trovarsi sulle mani le stigmate sanguinanti.

Con calma entrò nel sacrario.

Per un momento non si rese conto. Vide ciò che si aspettava di vedere, la lunga sala piena di alberi e di fiori, la panca di pietra che fungeva da trono e più oltre il grande schermo televisivo che palpitava d’occhi e di bocche e di risate prive d’importanza. Poi prese atto della realtà. C’era una sola figura seduta sul trono, ed era quasi del tutto trasparente! I colori violenti del teleschermo lontano l’attraversavano.

No, questo è impossibile. Marius, guarda attentamente. Persino i tuoi sensi non sono infallibili… Come un mortale sconcertato si prese la testa fra le mani per escludere ogni distrazione.



30 из 572