Lo toccò, incerto. Non era vetro. Era un guscio.

Ma quel gesto imprudente aveva sconvolto la cosa. Il corpo vacillò e poi cadde sulle lastre marmoree con gli occhi sbarrati, le membra irrigidite nella posizione precedente. Quando si abbandonò, emise un suono simile al frinire di un insetto.

Solo i capelli si muovevano. I morbidi capelli neri. Ma erano cambiati anch’essi. Si spezzavano in frammenti, in minuscole schegge lucenti. Una corrente fresca li disperdeva come fili di paglia. E quando i capelli si staccarono dalla gola, scorse due ferite scure, due trafitture. Due ferite che non erano guarite come avrebbero potuto guarire perché tutto il sangue risanatore era stato sottratto all’essere.

«Chi ha fatto questo?» mormorò a voce alta, stringendo il pugno destro come se questo potesse impedirgli di urlare. Chi poteva avergli sottratto l’ultima goccia di vita?

E l’essere era morto. Non c’erano dubbi. Cosa rivelava quell’orribile spettacolo?

Il nostro re, nostro Padre, è stato annientato. E io vivo ancora e respiro. E ciò può significare soltanto che lei racchiude in sé il potere primordiale. Lei fu la prima, ed è sempre risieduto in lei. E qualcuno gliel’ha tolto!

Cerca nel sotterraneo. Cerca nella casa. Ma erano pensieri frenetici e folli. Nessuno era entrato lì, e lo sapeva. Una sola creatura poteva averlo fatto! Una sola creatura poteva sapere che una cosa simile era finalmente possibile.

Non si mosse. Fissò la figura distesa sul pavimento e la guardò perdere l’ultima traccia di opacità. Avrebbe voluto piangere per quell’essere, poiché qualcuno doveva farlo. Ormai era sparito con tutto ciò che aveva conosciuto, tutto ciò cui aveva assistito. Anche questo era giunto alla fine. Sembrava trascendere la sua capacità di accettarlo.

Ma non era solo. Qualcuno o qualcosa era appena uscito dall’alcova, e sentiva che lo stava osservando.



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