Per un momento, un momento chiaramente irrazionale, tenne lo sguardo sul re caduto. Tentò di comprendere con tutta la calma possibile ciò che accadeva intorno a lui. Ora la cosa gli si avvicinava senza il minimo suono, stava diventando un’ombra aggraziata nell’angolo della sua visuale, mentre girava intorno al trono e si fermava al suo fianco.

Sapeva chi era, chi doveva essere, e sapeva che si era avvicinata con l’atteggiamento naturale di un essere vivente. Eppure quando alzò gli occhi nulla l’aveva preparato per quel momento.

Akasha era ritta a pochi centimetri da lui. La pelle era bianca e dura e opaca com’era sempre stata. La guancia splendeva come la madreperla mentre sorrideva, e gli occhi scuri erano umidi e vivi, mentre le palpebre si contraevano leggermente. Brillavano di vitalità.

L’osservò ammutolito. Restò a osservarla quando lei alzò le dita ingioiellate per toccargli la spalla. Chiuse gli occhi e li riaprì. Nel corso dei millenni le aveva parlato in tanti linguaggi, preghiere, suppliche, lamenti, confessioni, ma adesso non diceva una parola. Si limitava a guardare le labbra mobili, il lampo dei denti candidi e acuminati, e la luce fredda del riconoscimento negli occhi, la morbida fossetta del seno che si muoveva sotto la collana d’oro.

«Mi hai servito bene», disse. «Ti ringrazio.» La voce era bassa, roca, bellissima. Ma l’intonazione, le parole… erano ciò che lui aveva detto poche ore prima alla commessa nel negozio semibuio, in città!

Le dita si strinsero più forti sulla sua spalla.

«Ah, Marius», disse lei, imitando di nuovo il suo tono in modo perfetto, «tu non disperi mai, vero? Non sei migliore di Lestat, con i tuoi sogni sciocchi.»

Ancora una volta erano le sue parole, quelle che aveva rivolto a se stesso in una via di San Francisco. Si burlava di lui!

Era terrore? Oppure era odio, ciò che provava… odio perché lei gli aveva teso un agguato per secoli, un odio misto a risentimento e a stanchezza, e angoscia per il suo cuore così umano, un odio che adesso ribolliva in un ardore inimmaginabile. Non osava muoversi e non osava parlare. L’odio era nuovo e sorprendente, s’era impossessato completamente di lui e non poteva far nulla per dominarlo o per comprenderlo. Ogni capacità di giudizio l’aveva abbandonato.



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