Ma lei sapeva. Naturalmente. Conosceva ogni cosa, ogni pensiero, parola, azione ed era quanto gli stava dicendo. Aveva sempre saputo tutto ciò che decideva di sapere! E aveva saputo che la cosa demente al suo fianco era il passato che tentava di difendersi. E quello che avrebbe dovuto essere un momento di trionfo, era invece un momento d’orrore!

Lei rise sommessamente mentre lo guardava. Era un suono insopportabile. Avrebbe voluto farle male. Avrebbe desiderato annientarla, e fossero pure dannati tutti i suoi figli mostruosi! «È meglio che tutti noi periamo con lei!» pensò. Se avesse potuto, l’avrebbe annientata.

Gli parve di vederla annuire, come se volesse dirgli che comprendeva. Era un insulto mostruoso. Ebbene, non capiva. E tra un momento si sarebbe messo a piangere come un bambino. Era stato commesso un errore atroce, una distorsione terribile.

«Mio caro servitore», disse lei, stirando le labbra in un sorriso lievemente amaro, «non hai mai avuto il potere di fermarmi.»

«Che cosa vuoi? Che cosa intendi fare?»

«Devi perdonarmi», disse lei, oh, educatamente come lui l’aveva detto al giovane nella sala riservata del bar. «Ora devo andare.»

L’uomo sentì il rumore prima che il pavimento si muovesse con uno stridore di metallo dilaniato. Stava precipitando, lo schermo del televisore era esploso e le schegge di vetro gli trapassavano la carne come tanti pugnali minuscoli. Gridò come un mortale, questa volta per paura. Il ghiaccio s’incrinava e scricchiolava e rombava e gli precipitava addosso.

Stava cadendo in un crepaccio gigantesco, in un gelo scottante.



34 из 572