
«Akasha!» gridò di nuovo.
Ma lei era scomparsa, e Marius continuava a precipitare. Poi il ghiaccio lo travolse, lo circondò e lo seppellì, gli frantumò le ossa delle braccia, delle gambe e del viso. Sentì il sangue scorrere sulla superficie bruciante e poi raggelarsi. Non poteva muoversi. Non poteva respirare. E la sofferenza era intensa, insopportabile. Rivide inesplicabilmente la giungla per un istante, come l’aveva vista in precedenza. La giungla calda e fetida, e qualcosa che l’attraversava. Poi sparì. E quando gridò, questa volta, lo fece per chiamare Lestat. Pericolo. Lestat, stai in guardia. Siamo tutti in pericolo.
Poi rimasero soltanto il freddo e la sofferenza. Perse i sensi. Stava giungendo un sogno, un sogno bellissimo, un sole caldo che splendeva in una radura erbosa. Sì, il sole benedetto. Il sogno s’era impadronito di lui. E le donne avevano i capelli rossi davvero incantevoli. Ma cos’era, ciò che giaceva sull’altare sotto le foglie appassite?
PARTE PRIMA
LA STRADA DEL VAMPIRO LESTAT
