
1.
LA LEGGENDA DELLE GEMELLE
«Chiamala per me», disse l’uomo. «Dille che ho fatto sogni stranissimi che riguardavano le gemelle. Devi chiamarla!»
La figlia non voleva farlo. Lo guardò maneggiare faticosamente il libro. Le mani, adesso, gli erano nemiche: lo diceva spesso. A novantun anni stentava a stringere una matita o a girare una pagina.
«Papà», riprese lei, «probabilmente quella donna è morta.»
Tutti quelli che lui aveva conosciuto erano morti: era sopravvissuto ai colleghi, ai fratelli, alle sorelle e persino a due dei suoi figli. Da un tragico punto di vista era sopravvissuto anche alle gemelle perché ormai nessuno leggeva più il suo libro. Nessuno si curava della «leggenda delle gemelle».
«No, chiamala», disse. «Devi chiamarla. Dille che ho sognato le gemelle. Le ho vedute nel sogno.»
«E cosa può importarle, papà?»
La figlia prese il taccuino degli indirizzi e lo sfogliò lentamente. Erano tutti morti, da molto tempo. Gli uomini che avevano lavorato con suo padre in tante spedizioni, i redattori e i fotografi che avevano collaborato al suo libro. Anche i suoi nemici, quelli che avevano affermato che la sua vita era stata sprecata, che la sua ricerca non aveva approdato a nulla; anche i più volgari, che l’avevano accusato di truccare le fotografie e di mentire a proposito delle grotte, tutte cose che suo padre non aveva mai fatto.
