
— Collegamento col Rifugio, frequenza pubblica.
— Segnale trasmesso al Rifugio, frequenza pubblica — rispose l’operatore. Will le lanciò un’occhiata, quindi riportò lo sguardo sull’aeromobile.
Lo schermo di Jennifer fece balenare i codici di accesso, sostituiti immediatamente dal volto di sua nipote. E così Miranda era stata in attesa, aveva saputo l’ora e il minuto del rilascio di Jennifer. Logicamente.
— Salve, Nonna — disse Miranda Sharifi da circa trecentomila chilometri sopra la Terra. Lei e gli altri Insonni della terza generazione erano entrati in possesso della stazione orbitale del Rifugio ormai da anni: di quel Rifugio che Jennifer aveva costruito per tenere al sicuro gli Insonni. Jennifer non gradiva l’ironia.
Miranda non disse: "bentornata a casa". Il suo volto insignificante, con la testa di dimensioni esagerate e i capelli neri ricci e arruffati, non sorrise. Jennifer guardò la nipote, ricordò e rinforzò la muraglia attorno alla sua rabbia. Era stata Miranda a mandare Jennifer in prigione.
Jennifer annunciò con voce gelida e cristallina: — Riprendo il controllo del Rifugio. Legalmente è mio. L’autorità di tuo padre come tutore è decaduta dal momento del mio rilascio. Lascerete tutt’e due la stazione orbitale con gli altri ventisei Super-Insonni e con tutti quelli che hanno accordi commerciali ufficiali con voi, entro ventiquattro ore. Se non lo farete, vi riverserò contro tutta la corrotta forza legale del governo che voi avete scatenato contro di me.
Miranda rispose in maniera inespressiva: — Lasceremo il Rifugio. — Lo schermo si spense.
Will prese la mano di Jennifer.
L’aeromobile si avvicinò a una cupola di sicurezza a energia-Y nel centro dell’altopiano degli Appalachi. Colline antiche, consumate, arrotondate, ingentilite da un fogliame verde scuro, non modificate geneticamente. Will inviò un segnale allo scudo che lasciò passare l’aeromobile. Atterrò sul tetto di una casa in pietra, nanocostruita, su una bassa collina. Scesero.
