
Ellie Lester uscì da una porta laterale. Era modificata geneticamente in altezza e quello suggerì a Jackson la sua età: le bambine programmate per superare il metro e ottanta erano state di moda per un breve periodo durante i tardi anni Ottanta, quando la prestanza fisica non era ancora diventata irrilevante. Adesso che "Design" aveva stabilito che lo era, Ellie compensava la sua altezza con il gusto. Sopra il seno nudo, indossava una collana che alternava perle al laser rilucenti con escrementi animali nanoricoperti: la gonna drappeggiata era rossa, bianca e blu. Jackson rammentò che quella era la serata delle elezioni.
— Dottore, ma dove diavolo si era "cacciato"? L’ho chiamata dieci minuti fa!
— Mi ci sono voluti quattro minuti per trovare un robotaxi — disse pacatamente Jackson. — E comunque lei mi aveva detto che suo nonno era già morto.
— Bisnonno — lo corresse lei, con espressione truce. — Da questa parte.
Prese a camminare cinque passi avanti a lui, il che concesse a Jackson una bella vista sulle sue lunghe, lunghissime gambe, sul sedere perfetto e sui capelli rossi tagliati asimmetricamente. Pensò di puntarle contro la siringa del Cambiamento e di sussurrare: "Bang". Invece lasciò in tasca la siringa. Gli sfoggi di scadente imitazione non erano poi così di gusto o intriganti come pensava "Design".
"Codardo" lo schernì Cazie nella sua mente.
Passarono attraverso una sala grottesca dopo l’altra. L’appartamento era ancora più grande di quello di Jackson sulla Fifth Avenue. Sulle pareti erano appesi quadri-parodia programmati e incorniciati in maniera elaborata: la Monna Lisa che rideva come una iena, Una domenica pomeriggio sulla Grande Jatte che si agitava freneticamente in punti in dissolvimento.
