La camera da letto del morto era molto diversa, dipinta di bianco e priva di arredi, se si eccettuavano alcune piccole fotografie predigitali raggruppate su una parete. Un roboinfermiere sostava silenzioso accanto al letto. I muscoli delle labbra e delle guance del vecchio si erano allentati per la morte. Non era modificato geneticamente, ma doveva essere stato bello, un tempo. La pelle era solcata da rughe profonde ma, nonostante tutto, aveva l’aspetto sano di quelli che erano stati iniettati con la siringa del Cambiamento: era priva di macchie, gonfiori, chiazze indurite o qualsiasi altra cosa fosse provocata da cellule anormali o da tossine nel corpo. Non esistevano più.

Non esisteva più nemmeno la malattia. Se n’era occupato il Depuratore Cellulare, metà della magia del Cambiamento. I nanomeccanismi, composti da proteine geneticamente modificate e autoreplicanti, occupavano l’uno per cento delle cellule di tutti. Come i globuli bianchi, i piccoli biocomputer avevano la capacità di lasciare il flusso sanguigno e di viaggiare liberamente attraverso i tessuti corporei. A differenza dei globuli bianchi, i Depuratori Cellulari avevano la capacità di confrontare il DNA indigeno con variazioni non standard e di distruggere non soltanto le sostanze estranee ma anche le variazioni aberranti del DNA. Virus. Tossine. Cancri. Cellule ossee irregolari. Il Depuratore Cellulare inoltre risparmiava una lunga lista di sostanze preprogrammate che appartenevano al corpo, come minerali essenziali e batteri simbiotici. Dopo il Cambiamento, nessun medico portava più con sé antibiotici o antivirali. Nessun medico monitorava attentamente i pazienti alla ricerca di complicanze infettive. Nessun medico aveva più bisogno di strumenti diagnostici. Jackson, che si era laureato all’università di medicina di Harvard nello stesso anno in cui Miranda Sharifi aveva rifornito il mondo di siringhe del Cambiamento, non era uno specialista. Era un meccanico.



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