
Spaventato, atterrito, andò alla porta d’ingresso, la spalancò, uscì prima che la cosa potesse continuare a parlare. La calda luce del sole al tramonto brillava cruda sulle pietre, i posti macchina, le automobili, i muri, i dondoli, le antenne televisive. Lui restò lì, tremando, muovendo la mascella: la cosa cercava di aprirgli a forza la bocca e di parlare ancora. Lui non si dominò più e corse via.
A destra, lungo Oak Valley Road, a sinistra su Pine View Place, di nuovo a destra… non sapeva, non riusciva a leggere le targhe. Non correva spesso, e neppure con facilità. I suoi piedi battevano a tonfi pesanti sul terreno. Automobili, posti macchina, case, tutto confuso in una cecità martellante e luminosa che, mentre lui correva, si arrossava e si oscurava. Dietro i suoi occhi c’erano parole che dicevano: Stai esaurendo la luce del giorno. L’aria penetrava nella sua gola e nei suoi polmoni, acre e bruciante, il suo respiro aveva il suono della carta lacerata. L’oscurità si coagulava come sangue. Gli scossoni dei suoi passi diventarono ancora più violenti: e lui stava correndo, in discesa. Cercò di fermarsi, di rallentare, mentre sentiva il mondo sdrucciolare e disgregarsi sotto i suoi piedi, e tanti tocchi lievi che gli sfioravano il volto. Vedeva (o ne sentiva l’odore) foglie, foglie scure, rami, terriccio, sfagno, e attraverso il martellare del cuore e del respiro udiva una musica sonora, incessante. Mosse qualche passo malfermo, strascicato, cadde in avanti sulle mani e sulle ginocchia, e poi giù, bocconi, lungo disteso sulla terra e sulle pietre, in riva all’acqua corrente.
