fu un errore: Dorcas si sentì male, in quell’aria fetida, circondata dai miseri prigionieri, e quella notte, come ho già riferito, mi disse di essere andata ai bagni pubblici (una cosa rara per lei, il cui terrore dell’acqua era tale da indurla a lavarsi un pezzetto alla volta, con una spugna che immergeva in un recipiente meno profondo di un piatto per la zuppa) per liberare la pelle ed i capelli dall’odore della galleria, e mi disse anche di aver sentito le custodi del bagno indicarla alle altre clienti.

II

SULLA CATERATTA

La mattina successiva, prima di lasciare la bertesca, Dorcas si tagliò i capelli, tanto da sembrare quasi un ragazzo, ed infilò una peonia bianca nel cerchietto che li tratteneva. Io faticai sui documenti fino al pomeriggio, quindi presi in prestito uno jelab da civile dal sergente dei miei clavigeri ed uscii, nella speranza d’incontrare Dorcas.

Il libro marrone che porto con me dice che non vi è nulla di più strano che esplorare una città del tutto differente dalle altre che si conoscono, perché è come esplorare un secondo ed insospettato noi stessi; ma io ho scoperto una cosa ancora più strana: esplorare una città di questo tipo solo dopo averci vissuto per qualche tempo senza apprendere nulla in merito ad essa.

Non sapevo dove si trovassero i bagni di cui aveva parlato Dorcas, per quanto fossi certo che esistevano, a causa dei discorsi che avevo udito nella corte. Non sapevo neppure dove si trovasse il bazar in cui Dorcas comprava abiti e cosmetici, e neppure se ce n’era più d’uno: in poche parole, non conoscevo nulla, tranne il poco che potevo vedere dalle mie finestre ed il breve tragitto dal Vincula al palazzo dell’arconte. Forse ero un po’ troppo sicuro di riuscire ad orientarmi in una città tanto più piccola di Nessus, ma anche così presi ugualmente la precauzione, di tanto in tanto, mentre camminavo lungo le strade ricurve che discendevano la collina fra case scavate nella roccia o che sporgevano da essa, di controllare se mi era possibile ancora vedere la familiare sagoma della bertesca, con la porta sprangata ed il gonfalone nero.



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