
La presenza di quei tunnel imprevisti o malamente progettati rese il mio compito molto più difficoltoso di quanto lo sarebbe stato altrimenti, ed uno dei miei primi atti fu quello d’iniziare un programma di chiusura dei passaggi indesiderati o inutili riempiendoli con una mistura di pietre di fiume, sabbia, acqua, calce bruciata e ghiaia, unendo ed ampliando al contempo quei passaggi che si trovavano in posizione tale da poter finalmente dare una struttura razionale al tutto. Sebbene fosse necessario, quel lavoro poteva essere portato avanti solo molto lentamente, dato che non era possibile liberare più di un centinaio di prigionieri alla volta per farli lavorare, e che questi erano di solito in ben misere condizioni.
Nelle prime settimane successive al nostro arrivo, i miei doveri non mi lasciarono troppo tempo per altro; Dorcas si dedicò all’esplorazione della città, ed io le diedi espressamente incarico di chiedere in giro, per mio conto, informazioni sulle Pellegrine. Durante il lungo viaggio da Nessus, la consapevolezza di avere con me l’Artiglio del Conciliatore aveva costituito un pesante fardello, ed ora che non viaggiavo più e non potevo nemmeno tentare di rintracciare le Pellegrine lungo il cammino o anche solo rassicurarmi con il pensiero che stavo camminando nella direzione che me le avrebbe fatte un giorno incontrare, esso era divenuto un peso quasi insostenibile. Mentre viaggiavamo, avevo dormito sotto le stelle con la gemma, nascosta nella punta dello stivale, che riposava sul fondo di esso, nelle rare occasioni in cui eravamo riusciti a dormire al coperto; ora scoprii che non riuscivo a dormire se non l’avevo vicino a me, in modo da potermi accertare, quando mi fossi svegliato nella notte, di esserne sempre in possesso.
