
Dorcas fece tutto quello che poteva per confortarmi ed assistermi, ma io vedevo che era anch’ella consapevole del brusco cambiamento avvenuto nel nostro rapporto e che ne era più turbata di quanto lo fossi io. Giudicando in base alla mia esperienza, i cambiamenti sono sempre una cosa spiacevole… se non altro perché implicano la probabilità che si verifichino successivamente ulteriori mutamenti. Mentre viaggiavamo insieme (ed avevamo sempre viaggiato, più o meno rapidamente, dal momento in cui Dorcas mi aveva aiutato ad uscire, semiaffogato, dalle acque del Giardino del Sonno Eterno, issandomi sul galleggiante passaggio di canne), eravamo stati compagni ed eguali, e ciascuno di noi aveva percorso, camminando o cavalcando, ogni lega a fianco dell’altro. Se io avevo fornito a Dorcas una certa protezione fisica, lei aveva fornito a me in eguai misura una certa protezione morale, consistente nel fatto che pochi potevano pretendere a lungo di disprezzare la sua innocente bellezza o professare orrore per la mia professione, quando, guardando me, non potevano fare a meno di vedere anche lei. Dorcas era stata la mia consigliera nella perplessità e la mia camerata in centinaia di luoghi deserti.
Ma, quando finalmente entrammo in Thrax, ed io presentai all’arconte la lettera del Maestro Palaemon, tutto quello che era necessità fini.
