
Ethan chiamò l’articolo a schermo e lo lesse con attenzione. Il nuovo metodo sembrava basarsi su una mescolanza diabolicamente sottile di linfoproteine e polimeri, espediente che deliziò la sua mentalità geometrica, almeno alla seconda lettura, quando riuscì finalmente a capirlo. Per un poco si perse in calcoli su quel che sarebbe costato realizzare lo stesso lavoro lì a Sevarin. Avrebbe dovuto parlarne col direttore di Costruzioni…
Distrattamente, intanto che rifletteva ai materiali che sarebbero occorsi, chiamò a schermo la pagina dell’autore. Un miglioramento nella permeabilità delle membrane di scambio nei replicatori uterini proveniva dall’ospedale universitario di una città di nome Silica. Ethan sapeva poco della geografia di altri mondi, ma quello sembrava proprio un nome betano. Ciò che menti ordinate e mani abili sarebbero state capaci di realizzare con quell’idea…
Kara Burton M.D. Ph.D. ed Elizabeth Naismith M.S. Bio-ingegneria… questi furono i nomi alzando lo sguardo dai quali si trovò a fissare due delle più strane facce che avesse mai visto.
Facce prive di barba, come quelle di uomini che non avessero figli o di ragazzi, ma senza la solidità giovanile di un ragazzo. Facce molli e pallide, dall’ossatura sottile, e tuttavia segnate dalle rughe dell’età matura. I capelli di Elisabeth Naismith erano quasi tutti bianchi. L’altra persona era corpulenta, vestita con un camice da laboratorio celeste lungo al ginocchio e scarpe a tacco alto.
Ethan s’irrigidì con un tremito, in attesa che la pazzia scaturisse da quei loro sguardi da medusa per contagiarlo e travolgerlo. Non accadde nulla. Dopo qualche momento staccò le mani dal bordo della consolle, a cui le aveva attanagliate, e cercò di calmarsi. Forse, allora, la follia che possedeva gli uomini, schiavi di quelle creature nel settore colonizzato della galassia, era qualcosa che si trasmetteva soltanto col contatto della carne… o attraverso una sorta di aura telepatica che emanava come il calore fisico dai loro corpi? Coraggiosamente Ethan alzò di nuovo lo sguardo in quello delle figure a schermo.
