
Così, dunque. Quella era una femmina… due femmine, in effetti. Ethan analizzò la sua reazione alle immagini; con immenso sollievo scoprì che almeno in apparenza non ne era stato toccato. Provava indifferenza, perfino una leggera repulsione. Il Pozzo del Peccato non s’era spalancato per ingoiare la sua anima nelle profondità dell’abisso, sempre presumendo che lui avesse l’anima. Quando allungò una mano e spense lo schermo del lettore in lui non ci fu altra emozione che una curiosità frustrata. Chiarito questo fatto decise che. per affermare la validità inespugnabile della sua risolutezza, per quel giorno non avrebbe letto una parola di più. Infilò di nuovo il dischetto nella scatola e lo mise via, insieme agli altri.
Lo scatolone refrigerante era quasi alla temperatura giusta. Ethan andò a prendere le bacinelle termiche, preparò i bagni di soluzione nutriente per le nuove colture e li programmò per raffreddarsi a una temperatura molto bassa, identica a quella del contenuto dello scatolone. Indossò i guanti isolanti, spezzò il sigillo e sollevò il coperchio.
Invece del cilindro metallico che si aspettava c’erano dei pacchetti di plastica. Dei pacchetti?
Stupefatto Ethan abbassò lo sguardo nel contenitore. Ogni campione di tessuto avrebbe dovuto essere racchiuso, isolatamente degli altri, in un suo bagno di azoto liquido, non c’era dubbio su questo. Gli informi pacchetti che vedeva erano invece ammucchiati insieme come involti di carne acquistata in una cooperativa alimentare. Il cuore gli balzò in gola per il terrore e la sorpresa.
Un momento, un momento, non doveva lasciarsi prendere dal panico… forse quella era una nuova tecnologia galattica di cui non aveva ancora sentito parlare. Alacremente frugò nella statola in cerca di un manuale d’istruzioni, o magari di un foglio spiegazzato buttato lì fra i pacchetti. Niente. Per qualche minuto la sua mente girò a vuoto.
