
Ci sarebbero state necessarie generazioni intere per esaminare tutti i tesori che erano stati raccolti nell’immensa Vòlta. Essi avevano avuto tutto il tempo di prepararsi, perché il loro sole doveva aver dato i primi segni molti anni prima dell’esplosione finale. Tutto quello che avevano voluto preservare, tutti i frutti della loro genialità, ogni cosa avevano portato là, in quel mondo lontano, nei giorni che avevano preceduto la fine, sperando che qualche altra razza li avrebbe scoperti ed essi non sarebbero stati miseramente dimenticati.
Se solo avessero avuto un poco di tempo in più! Potevano viaggiare abbastanza facilmente tra i piani del loro sistema, ma non avevano ancora imparato ad attraversare i golfi stellari, e il più vicino sistema era distante cento anni-luce.
Anche se non fossero stati così tremendamente simili a noi, come ci mostrano le loro sculture, non avremmo potuto fare a meno di ammirarli e di sentirci sconvolti dal loro destino. Avevano lasciato migliaia di registrazioni visive e gli apparecchi per proiettarle, insieme con elaborate istruzioni a disegni per mezzo delle quali non sarebbe stato difficile imparare il loro linguaggio scritto. Abbiamo esaminato molte di queste registrazioni e abbiamo portato alla luce per la prima volta dopo seimila anni il calore e la bellezza di una civiltà che in molte cose deve essere stata superiore alla nostra. Forse ci hanno mostrato solo il meglio ed è difficile biasimarli. Ma i loro mondi erano molto belli, e le loro città erano costruite con un’armonia che superava qualsiasi nostra metropoli. Li abbiamo guardati lavorare e giuocare, abbiamo ascoltato la loro lingua musicale risuonare oltre i secoli; una scena mi è rimasta negli occhi: un gruppo di fanciulli su di una spiaggia di strana sabbia azzurra, che giocano fra le onde come giocano i bambini nella nostra Terra.
