
— Credo — disse lei — che abbia perso l'orientamento, e che si lasci attirare eccessivamente dalla storia e dalla filosofia. Cerca gli errori fondamentali dell'umanità, ed è convinto di poterne trovare le radici nei primi millenni della storia umana. Qualcosa ha trovato, certo, ma non c'è bisogno di studiare la storia per accorgersene; il problema del plusvalore, la spinta del profitto, e le guerre che nascono quando un uomo o una tribù hanno più degli altri; il bisogno di aggregazione e la necessità di tribù, nazioni, e imperi, che rispecchia un senso di insicurezza che fa parte della mente umana. Si potrebbe continuare, naturalmente, ma credo che Timothy illuda se stesso. Il significato che cerca è più profondo, e non lo troverà nella storia.
David chiese, seriamente: — Enid, tu hai qualche idea?
— Non ancora — rispose lei. — E forse non l'avrò mai. L'unica cosa che so, è che Timothy cerca nel posto sbagliato.
— Forse è meglio andare a mangiare — consigliò lui.
— Sì. È vero. Non dobbiamo fare aspettare gli altri. Emma era sulle spine, temeva che tu arrivassi in ritardo. Timothy continuava ad affilare il coltello. Nora, in cucina, era agitatissima. L'arrosto era quasi pronto.
David le porse il braccio, e si avviarono lungo il soggiorno, facendosi attentamente strada fra i mobili, che nella penombra risultavano pressoché invisibili.
— Oh, finalmente! — esclamò Horace, quando entrarono in sala da pranzo. — Mi chiedevo dove eravate finiti. L'arrosto non può aspettare, lo sapete anche voi. Ecco a voi, tutti devono assaggiare questo porto. È il migliore che ho gustato negli ultimi anni. Davvero eccellente.
Versò il vino e fece il giro della tavola, porgendo un bicchiere a ognuno. Era un uomo tozzo, di bassa statura e di corporatura robusta, e la prima impressione che dava era sempre di essere eccessivamente peloso. Aveva i capelli e la barba talmente neri che finivano col sembrare blu scuro.
