— Ottimo. E ha qualcosa a che fare con il telegramma che ho ricevuto a Singapore? — domandò Boone.

Corcoran si appoggiò allo schienale e bevve qualche goccia del liquore che si era versato; rifletté un attimo e, alla fine, annuì. — Ha a che fare con uno dei miei clienti. Si è presentato circa sei anni fa. Ha detto di chiamarsi Andrew Martin, e può darsi perfino che fosse il nome vero.

Si era dunque presentato questo Martin, un tipo freddo e distaccato che si rifiutava di dare la mano. E che si rifiutava di rispondere alle domande. Poi, quando Corcoran aveva cercato, educatamente di congedarlo, Martin si era infilato una mano in tasca, aveva preso una busta e l'aveva posata sulla scrivania. Conteneva cento biglietti da mille dollari.

— Questo è solo un acconto — aveva detto Martin. — Per ogni lavoro che mi farete, vi pagherò il doppio delle vostre normali tariffe.

Gli interessavano voci provenienti da tutto il mondo. Non le solite cose politiche, ma voci inconsuete e incredibili: avvenimenti assolutamente privi di senso. Martin non fornì alcun indirizzo. Disse che avrebbe telefonato tutti i giorni per dire a Corcoran dove trovarlo. Ogni volta in un posto diverso.

Le informazioni che cercava erano abbastanza rare, ma Martin pagava bene. Di solito più del doppio delle sue tariffe, e sempre in banconote da mille dollari. La cosa era continuata per alcuni anni.

Corcoran, naturalmente, aveva fatto controlli su di lui. Ma non c'era molto da sapere. Martin sembrava non avere un passato, e neppure un'occupazione. Aveva un rispettabilissimo ufficio con una segretaria a mezza giornata, ma neanche la donna aveva idea della sua attività. Pareva che non trattasse alcun affare, che non avesse rapporti di lavoro.



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