E lei era così attraente che il più delle volte decidevano di salutare, mentre Juliana si dileguava. Inizialmente lui aveva pensato che si trattasse di un semplice problema visivo, ma alla fine aveva deciso che tradiva invece una profonda, intima stupidità, altrimenti ben nascosta. E così, in conclusione, quel suo modo sfarfallante di salutare gli estranei gli era venuto a noia, così come quel suo modo di andare e venire senza rumore, senza apparente movimento, del tipo devo-fare-qualcosa-di-misterioso. Ma anche allora, verso la fine, lui non l’aveva mai vista se non come una invenzione diretta, letterale di Dio, calata nella sua vita per motivi che non avrebbe mai conosciuto. E per quella ragione — per una specie di intuizione religiosa, o per una grande fede in lei — non riusciva a darsi pace per averla perduta.

Adesso sembrava così vicina… come se fossero ancora insieme. Quello spirito, ancora vivo e presente nella sua vita, che frugava nella sua stanza in cerca di… di qualunque cosa Juliana stesse cercando. E dentro la sua mente, ogni volta che prendeva i volumi dell’oracolo.

Seduto sul letto, circondato da un desolato disordine, mentre si preparava per uscire e cominciare la sua giornata, Frank Frink si domandò chi mai in quello stesso momento, nella vasta, complessa città di San Francisco, stesse consultando l’oracolo. E se tutti ottenevano il suo stesso triste responso. E il tenore del Momento era negativo per loro come per lui?

CAPITOLO SECONDO

Il signor Nobosuke Tagomi stava consultando il divino Quinto Libro della Saggezza Confuciana, l’oracolo taoista chiamato da secoli I Ching o Libro dei Mutamenti. Quella stessa mattina, verso mezzogiorno, aveva cominciato a provare qualche apprensione per il suo appuntamento con il signor Childan, che era previsto un paio d’ore dopo.



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