«Dovrei chiamarli e ordinarne una» dice giocoso. «Non pensi, mamma?» La stuzzica, come se avesse il telefono e potesse chiamare anche subito. «Ti piacerebbe, vero?» Sfiora l’imrnagine. «Ti piacerebbe l’urna di Edgar Allan, vero? Be’, sai cosa ti dico? Non chiamerò finché non avremo qualcosa da festeggiare. Perché il lavoro non va come previsto, mamma. Sì, mi hai sentito. Va un po’ a rilento, per la verità.»

Un buono a nulla, ecco che cosa sei.

«No, mamma, non sono un buono a nulla.» Scuote la testa e sfoglia il dépliant. «Non ricominciamo, per favore. Siamo a Hollywood. Non è bello?»

Pensa alla villa color salmone non lontano da lì, sul mare, e si sente travolgere dalle emozioni. L’ha trovata come previsto, e ci è entrato. Ma poi è andato tutto storto, e adesso non c’è niente da festeggiare.

«Tutto sbagliato, tutto sbagliato.» Si batte una mano sulla fronte, come faceva sua madre. «Non doveva andare così. Il pesce piccolo è fuggito.» Mima con due dita un pesce che nuota. «E ha lasciato il pesce grosso.» Mima il movimento di un pesce con entrambe le braccia. «Il pesce piccolo è andato chissà dove, non mi interessa nemmeno sapere dove. No, non mi interessa. Perché il pesce grosso è ancora lì e, se io ho fatto scappare il pesce piccolo, di sicuro il pesce grosso non sarà tanto contento. E come potrebbe esserlo? Fra poco festeggeremo, vedrai.»

Te lo sei lasciato sfuggire? Come hai fatto a essere tanto scemo? Non hai preso il pesce piccolo e pensi di poter prendere quello grosso? Un buono a nulla, ecco che cosa sei. Sarai veramente figlio mio?



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