
Se lo avessero fatto, lei avrebbe detto di non aver mai sentito nominare il dottor Marcus. E avrebbe aggiunto, diplomaticamente, che forse l’aveva incontrato a qualche convegno, ma non lo ricordava: doveva senza dubbio essere un anatomopatologo di tutto rispetto, se era candidato a ricoprire una carica tanto importante…
Stringendogli la mano e guardandolo negli occhi, piccoli e freddi, si rende conto di non averlo mai visto prima. Il dottor Marcus non deve essere mai stato membro di nessuna commissione di rilievo e non ha mai parlato a nessun convegno a cui lei ha partecipato, altrimenti se lo ricorderebbe. A volte dimentica i nomi, ma le facce no.
«Finalmente ci conosciamo, Kay» le dice Marcus, di nuovo chiamandola per nome. Quell’uomo è veramente offensivo e, se per telefono ha cercato di fare finta di niente, lì, nell’atrio del Biotech II dove un tempo regnava incontrastata, non riesce a non restarci male. Marcus è minuto, basso, con la faccia sottile e pochi capelli. Sembra minuscolo, uno gnomo. Ha una camicia bianca da quattro soldi che gli fa difetto intorno al collo, una cravatta fuori moda, pantaloni grigi sformati e un paio di mocassini. Sotto la camicia, si vede che porta una canottiera di cotone.
«Prego, si accomodi» le dice. «Purtroppo stamattina abbiamo un sacco di autopsie in programma.»
Kay Scarpetta non ha ancora fatto in tempo a dirgli di Marino che questo sbuca dalla toilette degli uomini finendo di abbottonarsi i calzoni neri. Ha il berretto del LAPD calato sugli occhi. Kay fa le presentazioni in tono molto formale e aggiunge: «L’ispettore Marino è molto in gamba. Ha lavorato anche per il Dipartimento di Richmond».
