
Il dottor Marcus è indispettito. «Non mi aveva detto che sarebbe venuta accompagnata» ribatte sgarbato. Kay Scarpetta è irritata: è arrivata venti minuti fa, ha firmato il registro ed è stata lì impalata nell’atrio di granito e cristallo ad aspettare che qualcuno venisse a prenderla. «Le avevo detto che si trattava di una questione delicata.»
«Non si preoccupi, sono abituato alle situazioni delicate» risponde Marino a voce alta.
Marcus si irrigidisce, e Kay Scarpetta si accorge che è furibondo.
«Anzi, le dirò: sono più che abituato. Abituatissimo. Non faccio altro, nella vita, che occuparmi di questioni delicate» aggiunge. Poi vede entrare una guardia e gli urla: «Ciao, Bruce! Tutto bene? Giochi sempre a bowling?».
«Mi dispiace» dice Kay Scarpetta a Marcus. «Mi sembrava di averle detto che l’ispettore Marino sarebbe venuto con me.» Sa benissimo di non averlo fatto e non è per nulla dispiaciuta. Il dottor Marcus le ha chiesto una consulenza e lei ha il diritto di portarsi dietro chi vuole. E poi è arrabbiata con lui perché la chiama Kay.
Bruce guarda Marino senza riconoscerlo, poi si avvicina sorridendo. «Marino! Per la miseria, non mi aspettavo di vederti qui! Da quanto tempo…»
«No, non me lo ha detto» insiste Marcus, momentaneamente in difficoltà e confuso.
«Eh, lo so che non ti aspettavi di vedermi qui» replica Marino con una smorfia.
«Senta, non so se posso permettere all’ispettore di entrare. Dovrei chiedere l’autorizzazione…» Colto alla sprovvista, Marcus si è lasciato sfuggire che non è lui il capo: forse è stato qualcun altro a decidere di interpellarla, di farla tornare lì.
«Quanto tempo ti trattieni?» chiede Bruce a Marino.
Ripensandoci, Kay Scarpetta ha intuito fin dal principio che qualcosa non andava, ma non si è data ascolto.
«Mi tratterrò il tempo che ci vorrà.»
