
Il russo parlava da un’ora e quindici minuti e Isaac Newton decise che ne aveva abbastanza. Poteva sempre leggere la traduzione, una cosa che doveva fare comunque, come del resto facevano gli americani. Ormai conosceva il percorso per uscire dal palazzo come il palmo della propria mano. Sgusciò alla chetichella fuori della sala delle conferenze e stava già per premere il pulsante di un ascensore quando un uomo che gli parve di conoscere entrò nella cabina, dietro di lui. L’uomo non si era servito della cuffia per la traduzione simultanea nella sala delle conferenze per cui apparteneva evidentemente «all’altra parte».
«C’è in vista una conclusione positiva?» chiese Isaac Newton mentre l’ascensore si metteva in moto.
«Una conclusione positiva è sempre in vista», rispose l’uomo.
«Lei dev’essere molto impegnato.»
«In Russia siamo sempre molto impegnati.»
«Immagino che debba essere una vita felice», insistette Newton, facendo del suo meglio per ingraziarsi l’individuo.
«Una vita molto felice», fu la gutturale risposta.
L’ascensore si fermò ed entrambi uscirono. Isaac Newton fece un cenno con la testa, sorrise, e disse: «Bene, sono contento di averla conosciuta. Fa sempre piacere conoscere gente allegra».
Questa piccola conversazione rispecchiava in certo senso la situazione. Quali che fossero le notizie di carattere tecnico che Newton decideva di segnalare al Primo Ministro, era pur sempre convinto che ben poche cose importanti sarebbero accadute sul fronte delle grandi potenze se non ci fosse stato un drastico cambiamento di approccio. Newton sarebbe rimasto sbalordito se avesse immaginato quanto vicino fosse il momento di un simile cambiamento e in quale misura lui stesso sarebbe rimasto coinvolto.
