«Posso darle un passaggio fino in città?» chiese Jamesborough.

«Grazie, ma io vado e vengo, come si dice, e preferisco la mia macchina, se non le dispiace.»

Dopo essersi reso conto che non avrebbe cavato un ragno dal buco, Jamesborough si avviò verso la porta tentando un’ultima mossa: «Terrà presente la necessità della massima riservatezza? Sarebbe estremamente imbarazzante se qualcosa dovesse trapelare».

L’espressione scettica ricomparve di nuovo sulla faccia di Isaac Newton.

«Sì», annuì. «Glielo prometto solennemente. Terrò presente la riservatezza. Me ne dimentico di rado.»


Isaac Newton parcheggiò la macchina, una grossa Mercedes, ed entrò nel centro del disarmo di Ginevra — un centro che deteneva un record di risultati negativi fin da prima del 1939 quando c’era la Lega delle Nazioni. Dopo aver mostrato il distintivo e la tessera d’identità, venne accompagnato nella sala delle conferenze da una ragazza di aspetto senz’altro più piacevole del luogo in cui si trovava. Mentre Isaac Newton si calava nella poltroncina nella zona riservata agli osservatori accreditati, i delegati delle superpotenze presero posto fronteggiandosi su varie file, come due eserciti dell’epoca classica, solo che ogni delegato portava appeso al risvolto della giacca un cartoncino con il nome, una cortesia che non si usava tra gli antichi contendenti di cause ormai dimenticate.

Un delegato russo cominciò a parlare, e l’americano s’infilò con gesto formale la cuffia in testa, apparentemente per ascoltare la traduzione simultanea di ciò che stava dicendo il russo, ma in realtà per sognare a occhi aperti. Senza alcun entusiasmo, anche Isaac Newton si mise la cuffia. Aveva il compito di preparare una relazione, tecnica e di altro genere, sulla maniera in cui il deterrente nucleare britannico veniva menzionato nelle trattative. Benché si trattasse di un argomento che i russi sfruttavano per agitare le acque ogni volta che a loro conveniva, esso non era assolutamente all’ordine del giorno, e ciò aveva consentito al Primo Ministro di chiedere una relazione tecnica piuttosto che un rapporto diplomatico.



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