
L’agente di polizia di servizio davanti al numero 10 era stato avvertito e Isaac Newton venne fatto entrare immediatamente nella residenza del Primo Ministro dove fu accolto da un giovanotto snello dai lisci capelli biondi. «Mi chiamo Pingo Warwick e sono il segretario particolare del Primo Ministro. Il Primo Ministro la attende.»
«Mi dispiace di essere un po’ in ritardo. C’è molto traffico. Immagino che sarei dovuto arrivare a Londra già ieri sera», fece Isaac Newton in tono di scusa, stringendo la mano di Pingo Warwick.
«Non ha importanza. Prima di farla entrare debbo dirle della colazione. Ci sarà una delegazione del Qatar, ma lei è comunque il benvenuto…»
«Vorrei prendere l’aereo del pomeriggio per tornare a Ginevra.»
Pingo Warwick annuì.
«Lo avevo immaginato leggendo il suo messaggio.» Poi salì insieme a lui la scala per raggiungere lo studio privato del Primo Ministro.
«Ha fatto buon viaggio?» chiese il Primo Ministro, come formalità.
«C’era solo un tizio della dogana che a momenti voleva sequestrare la mia cartella.»
«Non gli ha fatto vedere il passaporto diplomatico?»
«No, l’ho tenuto di riserva. Le sono arrivati i documenti?»
«No. Sarebbero dovuti già essere qui?»
«Li ho mandati con la valigia diplomatica.»
«Quando?»
«Due giorni fa. Il che non può considerarsi un gran ritardo, vista la concezione del tempo che hanno a Whitehall.»
L’osservazione fu sul punto di provocare un’esplosione da parte del Primo Ministro.
«Non un gran ritardo, eh?»
Lo disse in tono risentito. Isaac Newton finse di non accorgersene e gli porse un raccoglitore blu contenente pochi fogli.
