
«Ho preparato un breve riassunto della relazione integrale. Le basteranno pochi minuti per leggerlo. A proposito: qualcuno ha seguito il mio taxi da Heathrow.»
«Ne è certo?» chiese il Primo Ministro inarcando le sopracciglia.
«Durante gli ultimi tre mesi ho preso l’abitudine di stare abbastanza attento. Mi è venuta l’idea che a parecchia gente sarebbe piaciuto impedire che questi documenti arrivassero a lei.»
«Allora farò bene a leggerli subito», disse il Primo Ministro aprendo energicamente il raccoglitore. Il tono era di nuovo risentito.
John Jamesborough non trovava di suo gradimento l’incontro con Sir Arthur, un po’ perché c’era in giro la sensazione che la sua missione fosse stata un fiasco e un po’ perché l’idea di essere rimproverato in presenza di Smithfield lo irritava. In contrasto con il colorito quasi paonazzo di Jamesborough, Smithfield aveva sempre un aspetto esangue come quello delle carni messe in vendita al mercato che portava il suo stesso nome.
Un immaginario osservatore avrebbe notato che il documento racchiuso in un raccoglitore blu posato sulla lucida scrivania di mogano di Sir Arthur era identico a quello che era stato appena consegnato al Primo Ministro. Nella sua qualità di osservatore niente affatto immaginario, John Jamesborough notò con disgusto che la cenere della sigaretta che Smithfield stava fumando era caduta sulla scrivania. Tracce di questa cenere ballavano sulla superficie scura e liscia al ritmo imposto da una corrente d’aria prodotta da un grande ventilatore applicato al soffitto, ventilatore che Sir Arthur, vecchio reduce dell’India, aveva preteso nel suo ufficio in ricordo dei bei tempi passati.
Smithfield diede un’occhiata al documento nel raccoglitore blu, aspirò una boccata dalla sigaretta e disse con il solito tono incolore:
«Intelligente il bastardo, direi.
