Ha preso il volo della Swissair da Ginevra a Londra e si è fatto prenotare il posto dall’ufficio viaggi del CERN, senza indicazione del nome. A Heathrow non si è servito del passaporto diplomatico ma è stato identificato ugualmente per l’aspetto particolare. E’ stato tra i primi a raggiungere lo sportello dei passeggeri in arrivo e ha superato senza intralci la dogana. Non aveva bagagli, se mi spiego. L’abbiamo raggiunto nei pressi di White City mentre stava dirigendosi verso Downing Street. Ha mandato questa relazione due giorni fa con la valigia diplomatica. Perché lo ha fatto, visto che si proponeva di portarla lui stesso a Londra?»

«Forse ha avuto un ripensamento», suggerì Jamesborough.

«Ripensamento un cavolo! Lo ha fatto per vedere come avremmo reagito. A quest’ora saprà che il documento non è arrivato al Primo Ministro. E il Primo Ministro saprà come stanno le cose. Così, tutto andrà a rotoli. Mi capisce?»

Smithfield tirò un’altra boccata, espirò il fumo ed evitò a malapena di spegnere la sigaretta sulla superficie lucida del tavolo di mogano. Sir Arthur, ricordò, era molto fiero della sua scrivania di mogano. Non che sarebbe rimasto molto di Sir Arthur una volta che tutto fosse andato a rotoli.

«Avrebbe un portacenere?» chiese, un po’ in ritardo.

Sir Arthur prese in mano il raccoglitore blu.

«Beh, non sarà difficile mandare a destinazione questa roba. Dopo averla copiata, naturalmente.»

«Naturalmente», annuì Jamesborough, contento che l’incontro si stesse avviando verso la fine.

«Un ritardo di due giorni! Se il Primo Ministro lo accetterà senza protestare, non posso fare altro che invocare la protezione divina sull’Inghilterra», osservò Smithfield con quel tono di voce che da sempre suonava spiacevole alle orecchie di Jamesborough.


Il Primo Ministro depose il sottile raccoglitore blu sulla scrivania, non disse nulla per qualche istante, osservando poi: «Lei spiega tutto molto chiaramente, senza mezzi termini; proprio quello che volevo».



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