
L’uomo dall’aspetto florido e rubizzo aveva seguito a ruota la segretaria e si fece avanti con la mano tesa.
«Dottor Newton, sono John Jamesborough del Foreign Office.»
«Ho ricevuto il suo biglietto.»
«Sì, beh, pensavo che avremmo dovuto contattarci.»
«Perché, se mi è lecito chiederlo?»
«Ho ricevuto l’ordine di offrirle qualunque assistenza di cui lei possa avere bisogno.»
A Isaac Newton non piaceva affatto la piega che la conversazione stava per prendere secondo lui.
«Per essere sincero, non ho chiesto assistenza a nessuno. Vede, signor Jamesborough, abito ormai da tredici anni a Ginevra per cui conosco abbastanza bene la città.»
«Non avevamo in mente questo, naturalmente.»
«Sarebbe meglio, forse, se mi dicesse che cosa avevate in mente.»
«La sua relazione, dottor Newton, e il suo inoltro al Primo Ministro.»
«Non è ancora pronta.»
«Quando sarà pronta, dovrebbe essere inoltrata con la valigia diplomatica. Dal momento in cui lei, dottor Newton, metterà le parole sulla carta, queste parole assumeranno ovviamente un carattere riservatissimo.»
Un’espressione scettica attraversò come un lampo il volto di Isaac Newton.
«Ovviamente», fece eco all’altro.
«Molta gente sarà curiosa di sapere che cosa c’è scritto in quella relazione.»
«Compreso il Foreign Office, indubbiamente.»
«Oso esprimere la speranza, dottor Newton, che lei ci farà avere una copia della relazione; a titolo di cortesia, ovviamente.»
Grazie al colorito rubizzo di Jamesborough nessuno avrebbe potuto sapere se fosse arrossito o no quando fece quella richiesta. L’espressione scettica ricomparve sul volto di Isaac Newton, che rispose subito: «A questo proposito posso toglierle ogni dubbio, signor Jamesborough. Il dovere mi impone di riferire direttamente al Primo Ministro. Non tocca a me decidere se il Primo Ministro prenderà o no l’iniziativa di mandare copia della relazione a voi».
