
«E’ una situazione «molto» irregolare.»
La conversazione palesemente non portava a nulla. Isaac Newton riusciva a dominare sempre più a stento la propria irritazione nel sentirsi chiedere di divulgare ciò che per una questione d’onore non poteva divulgare.
«Il guaio, signor Jamesborough», cominciò con aria vagamente disgustata, «è che anche le testate nucleari sono «molto» irregolari. Mi dispiace se le mie parole suonano poco cortesi, ma nemmeno le testate nucleari sono cortesi. Le promesse fatte al Primo Ministro mi costringono a partecipare alla seduta d’oggi… per redimermi dai miei peccati.»
«C’è in vista qualcosa di speciale?»
«Spero di no. Se qualcosa di speciale dovesse accadere nel corso delle trattative sul disarmo, tutta la gente qui intorno cadrebbe in preda a shock.»
«La sua osservazione è piuttosto cinica, non le pare?» fece Jamesborough, aggrottando le sopracciglia in segno di disapprovazione e cercando nel contempo di registrare un piccolo punto a proprio favore. Senza tenere conto dell’espressione accigliata dell’uomo, Isaac Newton diede un’occhiata al proprio orologio come per far sapere di essere atteso altrove.
«Lei può considerarsi fortunato, signor Jamesborough, per non essere stato costretto ad assistere per settimane e settimane a queste trattative fra le superpotenze come ho dovuto fare io. Altrimenti, la serpe del cinismo si sarebbe insinuata da un pezzo nel suo seno.»
Isaac Newton era stato sul punto di dire «nel suo ampio seno», ma in qualche maniera aveva resistito alla tentazione.
