
Vi fu un movimento nella folla e due ragazzi attraversarono la calca ridendo fra di loro, facendosi lo sgambetto, cercando di farsi cadere a vicenda.
«Basta, ora,» disse Andy piantandosi davanti a loro. «Smettetela e uscite dal parco. Questo non è posto per voi.»
«E perché? Chi lo dice? Noi facciamo quel che ci pare.»
«Lo dice la legge,» ribatté Andy, e tirò fuori lo sfollagente con fare minaccioso. «Su, muovetevi.»
Voltarono le spalle senza una parola, facendosi strada attraverso la ressa, ed egli li seguì per pochi minuti, il tempo di assicurarsi che se n'erano andati. Ragazzi, pensò, mentre riponeva il tubo di plastica nella cintola; avranno sì e no dieci anni, ma bisogna tenerli d'occhio, stare attenti a non lasciarsi colpire perché se tu volti le spalle e quelli sono abbastanza numerosi per buttarti giù, ti tagliano a fette con schegge di vetro, come hanno fatto con quel povero Taylor.
Una specie di frenesia si era impadronita dei vecchi. Cominciavano a muoversi avanti e indietro e se l'altoparlante taceva per un attimo, si sentivano in distanza delle grida che provenivano da dietro il podio. Sembrava che ci fossero guai in vista e Andy si fece strada in quella direzione. La voce di Reeves improvvisamente cessò, le grida erano sempre più alte, e si sentiva anche il tipico rumore di vetri infranti. Un'altra voce tuonò nell'altoparlante.
«Vi parla la polizia. Chiedo a tutti di andarsene, di sgomberare l'area. Il raduno è terminato. Uscite dalla piazza, verso nord…»
