
Andy appuntò il distintivo sul taschino della camicia e si unì ai poliziotti che spingevano la folla più che potevano. Nessuno protestava, tutti guardavano in su e rabbrividivano, allontanandosi dal rumore delle pale dell'elicottero e stipandosi come un gregge impaurito. Gli elicotteri scesero bassi e dal fondo dell'apparecchio caddero con un tonfo i rotoli arrugginiti di filo spinato, rimbalzando con tale forza da spaccare l'involucro che li conteneva.
Non si trattava di filo spinato ordinario. Il cavo aveva un'anima di filo d'acciaio indeformabile, un metallo speciale che si poteva attorcigliare, arrotolare o stendere, ma tornava sempre alla sua posizione iniziale, appena cessava la trazione o la spinta esercitata su di esso. Mentre il filo spinato ordinario sarebbe rimasto fermo ed ammucchiato lì dov'era caduto, quello invece cercava di riprendere la sua forma iniziale, e si muoveva ostinatamente come una belva cieca, appena lasciato libero, dipanandosi e distendendosi da solo lungo la strada. I poliziotti, con le mani coperte da spessi guantoni, afferravano le estremità del filo e lo guidavano nella direzione voluta per stendere una barriera nel mezzo della strada. Due rotoli di questo filo, nello scontrarsi, lottarono ciecamente fra di loro, avvinghiati, impennandosi e ricadendo, e ricominciando a lottare in una morsa stritolante. Quando l'ultima spira fini di graffiare con le sue staffilate il marciapiede, la strada era bloccata da un muro di filo spinato, alto un metro e largo altrettanto.
