Ma non era finita. La gente continuava a irrompere dal sud, lungo le strade non ancora sbarrate. Era una situazione senza via d'uscita, una confusione fatta di urli, di lotte. Dell'altro filo spinato avrebbe senza dubbio fermato la ressa, ma occorreva dello spazio per lanciare i rotoli. La polizia era spinta avanti e indietro da quella fiumana e gli elicotteri al disopra della folla ronzavano come api impazzite.

Uno schianto fragoroso e improvviso fu seguito da strilli acuti. La pressione della calca aveva infranto una vetrina di Klein e sugli spuntoni di vetro veniva schiacciata della carne viva. Scaturirono gemiti di dolore e sangue. Andy si aprì con violenza una strada controcorrente verso la vetrina spaccata. Una donna con gli occhi sbarrati e il sangue che sgorgava da una ferita aperta sulla fronte gli cadde addosso, poi fu trascinata via. Andy era più vicino, ora, ma poteva appena muoversi. Al disopra degli urli della gente udì il fischietto acuto della polizia. C'era della gente che scavalcava la vetrina rotta, calpestava perfino i corpi sanguinanti dei feriti per afferrare le scatole che vi erano ammucchiate. Era il retro del reparto alimentari di Klein. Andy urlò mentre si avvicinava. Non udiva nemmeno la propria voce in quel frastuono. Tentò di afferrare un uomo con le braccia colme di pacchi, che si faceva strada a spintoni fuori della vetrina. Lui non riuscì a prenderlo, ma la gente si. L'uomo fu soffocato dalle mani avide, i pacchi strappati dalle sue mani.

«Fermi!» gridava Andy. «Fermi!» Ma non poteva fare niente. Si sentiva, come in certi incubi, legato, paralizzato. Un ragazzo cinese magrissimo, in pantaloni corti e camicia rattoppata, strisciò fuori della vetrina a poca distanza dalle dita di Andy.



18 из 245