Dietro di loro c’erano due robusti scrittori avventizi che indossavano maglioni a strisce e berretti blu. Uno portava il serbatoio del lanciafiamme e l’altro una specie di mitra e una bandiera con un 30 nero su fondo grigio.

— Cosa stai facendo, Heloise? — chiese debolmente Gaspard, ancora sconvolto.

La sua valchiria di passione si piantò i pugni sui fianchi.

— Gli affari miei, sonnambulo! — sogghignò. — Togliti la cera dalle orecchie! Togliti le bende dagli occhi! Apri la tua mente piccina!

— Ma perché stai bruciando i libri, cara?

— E tu chiami libri quei prodotti di mulinatura? Verme! Lombrico! Non hai mai desiderato scrivere qualcosa che fosse veramente tuo? Qualcosa di importante?

— Naturalmente no — rispose Gaspard, in tono scandalizzato. — Come potrei? Cara, non mi hai detto perché state bruciando…

— È solo un assaggio — scattò lei. — Un simbolo. — Poi l’espressione perversa ritornò nel suo sogghigno. — La distruzione più importante deve ancora venire! Andiamo Gaspard, tu puoi aiutarci. Liberati della tua idiozia e agisci da uomo!

— Aiutarvi a fare cosa? Tesoro, non mi hai ancora detto…

Homer Hemingway lo interruppe con un: — Perdiamo tempo, bambola. — E lanciò a Gaspard uno sguardo distratto e sprezzante.

Quest’ultimo l’ignorò.

— E che cos’è quella palla di ferro nero che hai in mano, Heloise? — si informò.

La domanda sembrò deliziare la sua atletica uri.

— Tu leggi molti libri, vero, Gaspard? Hai mai letto niente sul nichilismo e sui nichilisti?

— No, cara, non posso dire di aver mai letto niente.

— Bene, li leggerai, tesoruccio, li leggerai. In verità, scoprirai che cosa si prova a essere un nichilista. Dagli la tua ascia, Homer.

Di colpo, Gaspard ricordò la domanda di Zane Gort:



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