Sì, quelle storie erano false e Gaspard le conosceva a memoria, eppure era un piacere rileggerle, all’edicola, riassaporando ogni singola sfumatura del loro fascino disgustoso e lusinghiero.

Mentre tendeva la mano verso il volume scintillante (la ragazza sulla copertina si preparava a togliersi anche l’ultimo indumento violetto) una esplosione di fiamma rovente, ruggente e fetida, proruppe al suo fianco e annientò in un istante il mondo pigmeo della bamboletta tutta sesso. Gaspard balzò indietro, ancora stordito dal suo sogno, benché questo si fosse appena trasformato in un incubo. In tre secondi, lo splendido albero natalizio carico di libri si era trasformato in uno scheletro tremante, carico di raggrinziti frutti neri. La fiamma si spense e un frastruono di risate omicide ne sostituì il ruggito. Gaspard riconobbe un drammatico tono di contralto.

— Heloise! — gridò, incredulo.

Perché non c’era dubbio: era la sua amante, che secondo lui stava accumulando libidine a letto… I suoi lineamenti decisi erano resi convulsi da uno splendore malvagio, i suoi capelli scuri erano sciolti come quelli d’una menade, la sua figura vigorosa sembrava prorompere con esuberanza dagli abiti: e brandiva nella destra un sinistro globo nero.

Al suo fianco c’era Homer Hemingway, uno scrittore patentato dalla testa rasa, che Gaspard aveva sempre giudicato un grosso idiota anche se Heloise, in quegli ultimi tempi, aveva preso l’abitudine di ripetere le sue balorde, laconiche osservazioni. Le caratteristiche dell’abbigliamento di Homer erano un abito da cacciatore in velluto a coste e una grossa cintura da cui pendeva un’ascia. E stringeva fra le mani pelose la canna fumante d’un lanciafiamme.



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