FIGLIO (continuando a sferrare calci più fiacchi): Sì, papà.

PADRE: Il modo dipende dalle parole che vengono scelte. Ma una volta che è stata scelta una parola, le altre devono adattarsi a quella. Devono avere lo stesso tono o la stessa atmosfera e devono adattarsi alla catena di suspense con precisione micrometrica… te lo spiegherò più tardi.

FIGLIO: Sì, papà.

PADRE: Un mulino-a-parole viene fornito dello schema generale d’una vicenda che viene trasmessa al suo grande banco-memoria, molto più grande perfino di quello di tuo padre: e sceglie la prima parola a casaccio. Oppure il programmatore gli dà la prima parola. Ma quando sceglie la seconda parola, deve sceglierne una che abbia la stessa atmosfera, e così via. Basta fornire lo stesso schema di vicenda e cento prime parole diverse (una alla volta, naturalmente) e il mulino-a-parole scriverà cento romanzi completamente diversi. Naturalmente è molto più complicato, troppo complicato perché tu capisca, ma funziona così.

FIGLIO: Un mulino-a-parole continua a raccontare la stessa storia con parole diverse?

PADRE: Be’, in un certo senso sì.

FIGLIO: Mi sembra sciocco.

PADRE: Non è sciocco, figliolo. Tutti gli adulti leggono romanzi. Tuo padre legge romanzi.

FIGLIO: Sì, papà. Chi è quella?

PADRE: Dove?

FIGLIO: Sta venendo da questa parte. La signora con i calzoni azzurri aderenti che non si è abbottonata la camicetta.

PADRE: Ehm! Guarda da un’altra parte, figliolo. È un’altra scrittrice, figliolo.

FIGLIO (continuando a guardare): Cos’è una scrittrice, papà? È una di quelle cattive signore di cui mi hai parlato, che hanno tentato di parlare con te a Parigi, ma tu non hai voluto?

PADRE: No, no, figliolo! Una scrittrice o uno scrittore, è solo una persona che si prende cura di un mulino-a-parole, che lo spolvera e così via. Gli editori sostengono che lo scrittore aiuta il mulino-a-parole a scrivere il libro, ma è una finzione, figliolo, un modo per rendere tutto più interessante. Gli scrittori hanno il permesso di vestirsi e di comportarsi in modo bizzarro… come gli zingari: lo prevede un accordo sindacale che risale ai tempi in cui furono inventati i mulini-a-parole. Ora, non crederai…



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