Poi il suo umore migliorò quando scorse un robot che conosceva, una creatura massiccia ma snella di acciaio azzurro che spiccava fra i suoi fratelli più goffi come un purosangue fra i ronzini.

— Ehi Zane! — esclamò allegramente. — Che cosa sta succedendo?

— Salve Gaspard — rispose il robot, avvicinandosi e aumentando il volume della voce. — Non lo so. Questi mostri non vogliono parlare con me. Probabilmente sono stati ingaggiati dagli editori. Forse gli Squadristi hanno colpito di nuovo e gli editori cercano di prevenire il tentativo di intralciare alla fonte la distribuzione dei libri.

— Allora non ci riguarda — dichiarò allegramente Gaspard. — Ti hanno tenuto molto occupato in questi giorni, Vecchio Rottame?

— È un lavoro che mi porta via tutto il tempo solo per comprarmi l’energia necessaria per alimentare le mie batterie, Vecchia Pentola di Carne — rispose il robot. — Ma sai che vado pazzo per la corrente alternata.

Gaspard gli sorrise con calore, mentre il robot ronzava piacevolmente. A Gaspard piaceva veramente la compagnia dei robot, anche se quasi tutti gli umani criticavano chi fraternizzava con i nemici (in privato li definivano così) e una volta in una lite da innamorati Heloise Ibsen l’aveva chiamato “sporco amatore di robot!”.

Forse la sua simpatia per i robot era una conseguenza un po’ esagerata del suo affetto per i mulini-a-parole, ma Gaspard non aveva mai cercato di analizzarla. Sapeva soltanto che era attratto dai robot e che detestava tutti i pregiudizi antirobot. Diavolo, si diceva, i robot erano individui divertenti e simpatici, e anche se alla fine avrebbero portato via il mondo ai loro creatori (almeno, a quanto prevedeva la scienza) non vi sarebbe mai stato il problema dei matrimoni misti o altre stupide sciocchezze a turbare i rapporti fra le due razze.



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