In ogni caso, Zane Gort era un tipo straordinario, d’una classe unica fra il popolo metallico. Era un robot indipendente che si dedicava soprattutto a scrivere romanzi d’avventure per gli altri robot; aveva una vasta conoscenza del mondo, una grande comprensione e un netto atteggiamento bruncio verso la vita (bruncio era l’equivalente robotico di “virile”) che lo rendevano unico su un milione.

Zane disse:

— Ho sentito dire, Gaspard, che voi scrittori umani state progettando uno sciopero… o un’azione anche più violenta.

— Non crederlo — gli assicurò Gaspard. — Heloise mi avrebbe informato.

— Sono contento di saperlo — disse educatamente Zane, con un fruscio poco convinto. Improvvisamente, una scarica elettrica saettò dalla sua chela destra fino alla fronte.

— Scusami — disse mentre Gaspard indietreggiava di scatto, involontariamente. — Ora devo scappare. Sono stato per quattro ore a lavorare sul mio nuovo romanzo. Ho messo il dottor Tungsteno in una situazione da cui non riuscivo a toglierlo. E adesso m’è venuta in mente una soluzione. Rrrrrr!

E si avviò lungo il viale come un lampo azzurro.

Gaspard proseguì, a passo tranquillo, chiedendosi vagamente che effetto poteva fare lavorare su un romanzo per quattro ore. Naturalmente, il mulino-a-parole poteva cortocircuitarsi, ma non era precisamente la stessa cosa. Era forse come essere invischiato in un problema di scacchi? O era piuttosto come le intense frustrazioni emotive che si riteneva avessero grandemente turbato la gente, perfino gli scrittori, nei brutti tempi antichi, prima della ipnoterapia degli ipertranquillanti e degli instancabili robot psichiatri?



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