Per un momento l’idea di tre ore di intimità con Heloise Ibsen non gli parve più eccessiva. Avvicinandosi ai volumetti affollati che in realtà erano disposti come i palloncini su un albero di Natale (a eccezione dell’assortimento, austeramente modernista, dei libribobina per i robot), Gaspard rallentò la sua già tranquilla andatura per protrarne il piacere dell’anticipazione.

A differenza di quasi tutti gli scrittori della sua epoca, Gaspard de la Nuit godeva realmente della lettura dei libri, specialmente della produzione quasi ipnotica dei mulini-a-parole, con i suoi solidi nomi quadridimensionali e i suoi connettivi elettrici.

Ora stava pensando a due piaceri distinti che l’attendevano: scegliere e acquistare un nuovo volumetto da leggere quella sera e vedere in mostra, ancora una volta, il suo primo romanzo, Passaporto per la passione, caratterizzato soprattutto dalla fanciulla che, sulla copertina, si toglieva di dosso sette lievi indumenti colorati… tutto l’arcobaleno. Sulla controcopertina c’era una stereofoto di lui stesso, con indosso la giacca di velluto, sull’adeguato sfondo d’un salotto vittoriano, mentre si chinava su una splendida ragazza dalla pettinatura piena di spilloni lunghi una trentina di centimetri e con un bustino di merletto sbottonato (particolare interessantissimo) per tre quarti. Sotto all’immagine era scritto:

“Gaspard de la Nuit sta raccogliendo materiale per il suo opus magnum”.

Più sotto c’era questa biografia:

“Gaspard de la Nuit è un lavapiatti francese che ha fatto anche lo steward su un’astronave, ha aiutato un procuratore d’aborti (in realtà cercava di raccogliere delle prove per la Sùreté), ha fatto il tassista a Montmartre, il valletto di un visconte dell’ancien regime, ha potato gli alberi nelle foreste di pini del Canada francese, ha studiato legge divorzistica interplanetaria alla Sorbona, è stato missionario ugonotto presso i Marziani Neri e suonatore di pianoforte in una maison de joie.



7 из 223