
Il suo comunicatore ronzò. Beynes lo sganciò dalla cintura e lo accostò alla faccia, ma non fece in tempo a parlare perché attraverso l’auricolare gli giunse la voce stridula di Francisco.
— Cos’hai di buono per me, Beynes?
«Magari vorresti qualcosa tipo una vecchia bottiglia di liquore ex-gi, eh?» Beynes sospirò a fondo — almeno per quanto gli consentiva l’atmosfera rarefatta — e quel gesto inconscio bastò ad acuire il capogiro, comunque tenne a freno la lingua. Francisco era sceso sulla superficie di Mecca soltanto per pochi minuti prima di ritirarsi a bordo della navetta. Lo zoticone senza dubbio stava «dirigendo» le operazioni dalla cabina di pilotaggio del mezzo da sbarco, in compagnia di un atroce mal di testa da sbornia, e impaziente di tornare nel proprio alloggio sul Capital Explorer per combattere con un’altra bevuta la sua paura non infondata di ammutinamento. — Ancora nulla, capitano — rispose deciso Beynes. — È una discarica, proprio come sospettava l’ufficiale scientifico. Non penso che…
— Non m’importa cosa pensi — l’interruppe Francisco. — E la città locriana? Niente che valga la pena di prendere, là?
Beynes corrugò la fronte.
— Capitano, non penso… credo che dovremmo lasciar stare l’insediamento locriano. Ci troviamo già in una posizione rischiosa per il semplice fatto di essere atterrati qui. Penetrare nella città potrebbe essere pericoloso, anche se là ci fosse qualcosa di recuperabile. A giudicare dalle apparenze, non penso…
— E io ti ho appena detto che non m’importa un accidente di quel che pensi o credi, Beynes! — urlò Francisco. — La tua opinione non vale niente per me! Non abbiamo attraversato mezzo settore galattico perché ti preoccupassi di qualche tana d’insetto abbandonata. Ora voglio che tu prenda D’Lambert e un paio di uomini e…
Di colpo la voce di Francisco fu interrotta da tre bip acuti. Beynes impiegò un secondo per riconoscere il segnale di un inserimento d’emergenza; mentre il cervello gli si snebbiava, la voce di Ahmad risuonò nel comunicatore. — Squadra di sbarco, parla l’Explorer! — gridò il timoniere.
