Delle scariche atmosferiche avevano sostituito per sempre la voce allarmata di Ahmad. A bocca aperta, trattenendo il fiato, Beynes osservò le sottili strisce bianche che cominciarono a solcare la fascia superiore della stratosfera di Mecca. Attraverso il fragore che gli echeggiava nelle orecchie, sentiva le urla inorridite del resto della squadra di sbarco accanto alla fossa dei rifiuti ex-gi. Anche lui avrebbe voluto urlare, ma non riusciva nemmeno a respirare mentre osservava i rottami della sua nave che si disintegravano negli strati alti dell’atmosfera di Mecca. I Locriani… i Locriani… i Locriani avevano appena…

— Partenza immediata! — sentì sbraitare di colpo da Francisco nel comunicatore.

Partenza immediata…? Malgrado avesse sentito spesso quell’ordine, Beynes non afferrò subito il significato delle parole di Francisco, e anche dopo averlo afferrato ebbe dei dubbi. Tornò ad accostare il comunicatore al volto inebetito. — Capitano, non…

Alle sue spalle ci fu un rombo improvviso, un rumore assordante di reattori a fusione nucleare, più forte del ruggito del sangue nelle sue orecchie. Uno scirocco si alzò attorno a lui, raffiche calde di vento artificiale che sollevarono turbini di polvere… e un terremoto in miniatura gli fece tremare il terreno sotto i piedi. Ancor prima di potersi girare, Beynes riconobbe il rumore dei motori della navetta avviati frettolosamente. La sabbia gli sferzò il viso, costringendolo a inginocchiarsi, mentre stringeva il comunicatore e gridava: — Francisco…!

— Decollo! — gridò il capitano.

— Francisco! — urlò Beynes. Attraverso la tempesta di sabbia, vide la sagoma massiccia della navetta alzarsi lentamente sulle colonne incandescenti di vapore di scarico espulse dai propulsori. Il mezzo da sbarco salì — venti metri, trenta, cinquanta — con il carrello ancora all’esterno; il capitano li stava abbandonando, lasciandoli in quel posto di merda, sottraendosi all’ira dei Locriani…



20 из 268