— Francisco — ringhiò Beynes — pezzo di bastardo…!

Poi il veicolo spaziale sembrò inclinarsi verso destra e beccheggiare, come ubriaco, ricordando i barcollamenti di Francisco stesso nei corridoi del Capital Explorer.. perse quota ma acquistò velocità mentre il capitano si dava da fare coi comandi. Beynes sapeva già quale fosse il problema. Pagine di manuali di istruzioni di volo parvero scorrergli nella mente, avvertimenti per evitare certe situazioni pericolose —…non si decolla così, non hai potenza sufficiente, non puoi… — mentre si gettava a terra.

L’ultima cosa che Beynes vide — appena prima di coprirsi la testa con le braccia, mentre il comunicatore che continuava a stringere in mano gli trasmetteva debolmente le ultime grida rabbiose e disperate di Francisco — fu la navetta che piombava sulla città abbandonata dei Locriani. Poi, un’esplosione assordante e una sfera di fuoco…

Colyns; Perché la navetta è precipitata?

Beynes: Francisco non ha scaldato correttamente i motori per il decollo, immagino. Voglio dire, non si può salire su una nave, premere qualche pulsante e… via!… partire. Si può effettuare un decollo rapido con una navetta saltando qualche dettaglio, ma se non si fa ogni cosa alla perfezione i reattori a fusione si bloccano per evitare un’implosione. I motori non forniscono la spinta sufficiente per la velocità di fuga e… ecco, si precipita.

Colyns: Dunque lei pensa che la distruzione dell’insediamento locriano sia stata un incidente?

Beynes: Che razza di domanda è? Non hai ascoltato quel che ho detto? Ho visto cos’è successo, Colyns. La navetta è precipitata dritta sulla città. Per nostra fortuna i reattori erano già stati disattivati dai computer di bordo, altrimenti nel punto in cui ci trovavamo si sarebbe aperto un cratere di cinque chilometri.

Colyns: Sto semplicemente cercando di chiarire tutti i fatti per la registrazione ufficiale, signor Beynes…



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