
— Aspetta un attimo, d’accordo? — Beynes aprì la lampo del giubbotto e dalla tasca interna estrasse la bottiglia di whisky scadente comprata su insistenza di Sedric prima di lasciare il Wolfs Tooth. Svitò il tappo e la spinse nelle mani sudice del cieco. — Okay. Ecco…
— Grazie. Sei un amico. — Mentre Sedric inclinava il capo e beveva con un’avidità che andava ben oltre la sete, Beynes guardò l’orologio. Gli restavano ancora dodici ore standard prima che il Capital Explorer lasciasse Wolf dopo i lavori di raddobbo nei cantieri, ma il primo ufficiale non voleva trascorrere un minuto più del necessario nella casa di Sedric. Si domandò che diavolo ci facesse lì, anche se conosceva già la risposta: lui e l’equipaggio avevano un bisogno disperato di un’operazione redditizia, soprattutto dopo la débàcle coi Crotoniti. «Se non fossimo sull’orlo del fallimento, non mi prenderei la briga di approfondire questa faccenda» pensò Beynes.
D’altro canto, aveva a che fare con un vecchio alcolizzato incontrato in un bar di infima categoria su un pianeta squallido. Era molto probabile che la storia raccontatagli da Sedric al Wolfs Tooth fosse un’invenzione per indurre Beynes a comprargli un’altra bottiglia di liquore… o magari attirarlo in qualche tranello. Osservando la porta dietro di sé, Beynes scostò adagio il bordo del giubbotto, scoprendo l’impugnatura del disintegratore. Sedric non sarebbe stato in grado di affrontarlo nemmeno se avesse avuto ancora gli occhi funzionanti, ma non era da escludere che il vecchio avesse organizzato qualcosa con uno dei suoi vicini…
— Non agitarti, Arne — mormorò Sedric, posando la bottiglia di whiskey. — Rilassati. Togli la mano dal cannone. Non ti sto giocando un brutto tiro.
«Deve avere sentito la mia mano che spostava il giubbotto» pensò Beynes. Era incredibile la quantità di cose che i ciechi capivano basandosi su rumori impercettibili. — Parliamo d’affari, okay? — disse. — Hai detto che sapevi qualcosa riguardo gli extragalattici.
