Era tornato ai campi e alle foreste della sua gioventù, e viveva a un solo chilometro dalla grande, immensa montagna che aveva dominato la sua infanzia. La sua villa sorgeva proprio all'interno del grande fossato che circondava i Giardini del Piacere, e le fontane progettate dall'architetto di Kalidas gettavano acqua nel cortile di Johan, dopo un silenzio di duemila anni. L'acqua passava ancora nei canali di pietra originari; non era stato cambiato niente. L'unica differenza era che le cisterne alte sulla montagna venivano alimentate da pompe elettriche, non da squadre di schiavi madidi di sudore.

Poter trascorrere gli ultimi anni in quel luogo ricco di memorie storiche aveva dato a Johan più soddisfazione di tutta la sua carriera. Era la realizzazione di un sogno che non aveva mai sperato si avverasse. Per arrivare a tanto c'era voluta tutta la sua abilità diplomatica, e qualche delicato ricatto all'interno del Dipartimento d'Archeologia. In seguito erano state sollevate interrogazioni davanti al Consiglio di Stato, ma per fortuna nessuno aveva risposto.

Ad eccezione dei turisti e degli studiosi più decisi, il fossato lo isolava dalla curiosità di chiunque, e una fitta muraglia di alberi Ashoka mutati, in fiore tutto l'anno, lo riparava da sguardi indiscreti. Sugli alberi vivevano diverse famiglie di scimmie. Osservarle era divertente, ma di tanto in tanto invadevano la villa e rubavano gli oggetti portatili che colpivano la loro fantasia. Allora si scatenava una veloce guerra inter-specie, a base di petardi e di grida di pericolo registrate che turbavano tanto gli uomini quanto le scimmie; e le scimmie tornavano in fretta, perché da molto tempo avevano imparato che nessuno avrebbe fatto loro del male sul serio.

Uno dei più sfacciati tramonti di Taprobane stava insanguinando il cielo quando il piccolo elettrotriciclo spuntò silenziosamente da dietro gli alberi e si fermò a fianco delle colonne di granito del portico (vere Chola, dell'ultimo periodo di Ranapur; un anacronismo completo in quell'ambiente. Ma solo il professor Sarath le aveva degnate d'un commento, e lui, naturalmente, commentava sempre tutto).



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