
— Sarà stato senz'altro meglio di quello che potrebbero servirvi all'hotel Yakkagala. Vi ho prenotato una camera per stanotte. È solo a un chilometro da qui. Temo che dovremo rimandare la nostra discussione a domattina.
Morgan sembrava deluso, ma si strinse nelle spalle con aria di rassegnazione. — Ho un sacco di lavoro per tenermi occupato. Presumo che l'hotel sia attrezzato a dovere, per lo meno che ci sia un terminale standard.
Rajasinghe rise. — Non posso garantirvi niente di più sofisticato d'un telefono. Però ho un'idea migliore. Tra mezz'ora devo accompagnare alcuni amici alla Montagna. C'è uno spettacolo "son-et-lumière" che vi raccomando caldamente, e sarò ben lieto se vorrete unirvi a noi.
Era chiaro che Morgan esitava, che stava cercando una scusa che non lo offendesse.
— Siete molto gentile, ma ho assoluto bisogno di mettermi in contatto col mio ufficio…
— Potete usare il mio terminale. Vi prometto che troverete affascinante lo spettacolo, e dura solo un'ora. Oh, me ne scordavo. Non volete che nessuno sappia che siete qui. Non importa, vi presenterò come il dottor Smith dell'università di Tasmania. Sono certo che i miei amici non vi riconosceranno.
Rajasinghe non voleva offendere il suo ospite, ma il breve scatto d'irritazione di Morgan era fin troppo esplicito. I suoi istinti da ex diplomatico entrarono immediatamente in azione: registrò quella reazione e l'archiviò nel cervello.
— Ne sono certo anch'io — disse Morgan, e Rajasinghe notò l'inconfondibile tono d'asprezza della sua voce. — L'idea del dottor Smith è perfetta. E ora… Posso usare il vostro terminale?
Interessante, pensava Rajasinghe mentre guidava l'ospite nella villa, ma probabilmente poco importante. Ipotesi provvisoria: Morgan era un uomo frustrato, forse addirittura deluso. Difficile capire perché, considerato che era uno dei leader nel suo campo. "Cos'altro" potrebbe volere? Esisteva una risposta ovvia. Rajasinghe conosceva benissimo i sintomi, se non altro perché nel suo caso la malattia si era spenta da tempo.
